I never used OpenDoc, but the idea behind it was interesting:

The core idea of OpenDoc is to create small, reusable components, responsible for a specific task, such as text editing, bitmap editing, or browsing an FTP server. OpenDoc provides a framework in which these components can run together, and a document format for storing the data created by each component. These documents can then be opened on other machines, where the OpenDoc frameworks substitute suitable components for each part, even if they are from different vendors.

Instead of recreating the same set of features within each app — forcing the user to learn different ways of doing the same thing —, the idea was to abstract the core functionality of each software to make it available across the OS.

I think iOS gets closer to that but it’s probably the internet, more than anything else, that which helped unbundling the data from the underlying software — turning the latter into a service.

Gli algoritmi per il riconoscimento facciale richiedono una potenza di calcolo che gli smartphone odierni, per quanto potenti, non hanno. Molti — Google, fra questi — caricano le foto online per poi analizzarle in remoto, con degli algoritmi di deep learning che girano su cloud.

Sul Machine Learning Journal, il team di “Computer Vision” di Apple racconta gli ostacoli che ha dovuto affrontare per riuscire a effettuare l’analisi delle facce sul dispositivo. iCloud cripta le foto in locale prima di caricarle sui suoi server; non è quindi possibile analizzarle altrove se non in locale:

We faced several challenges. The deep-learning models need to be shipped as part of the operating system, taking up valuable NAND storage space. They also need to be loaded into RAM and require significant computational time on the GPU and/or CPU. Unlike cloud-based services, whose resources can be dedicated solely to a vision problem, on-device computation must take place while sharing these system resources with other running applications. Finally, the computation must be efficient enough to process a large Photos library in a reasonably short amount of time, but without significant power usage or thermal increase.

Potrei cantare la stessa canzone, ma sul tasto Caps Lock. A volte anche altri tasti sembra siano prossimi ad incepparsi, ma con un po’ d’insistenza riprendono a funzionare. Anche il mio MacBook Pro ha poco meno di un anno.

Max Rudberg propone diversi accorgimenti per gestirlo al meglio, e farsene una ragione. Perché, del resto, Apple non vuole che lo si nasconda:

Apple writes in the HIG: “Don’t attempt to hide the device’s rounded corners, sensor housing, or indicator for accessing the Home screen by placing black bars at the top and bottom of the screen.

In the Designing for iPhone X video, posted by Apple after the X’s announcement, Mike Stern says: “Your app or game should always fill the display that it runs on. Placing black bars at the top or bottom of the screen makes your app feel small, cramped, and inconsistent with other apps on iPhone X”.

La uso pochissimo, e soprattutto con Sketch. TidBits segnala due cose per le quali però torna molto comoda:

  • Durante la lettura di un PDF con Anteprima — per sottolineare velocemente
  • Durante uno screenshot con Command-Shift-4 — permette di scegliere dove verrà salvato (volendo, nella clipboard)

Ne avete trovate altre?

Come probabilmente avete già letto, Apple in Cina ha rimosso dal proprio App Store i VPN non autorizzati dal governo cinese. Non penso che opporsi sarebbe servito a molto: credo sia plausibile assumere che avrebbe portato o a un veto di vendita sull’iPhone, o a un blocco completo dei servizi web di Apple.

A questo punto, però, mi sembra ovvio che l’App Store rappresenti un problema: permette a governi di Paesi meno democratici di esercitare e forzare un controllo sull’OS. Come sottolinea John Gruber:

The App Store was envisioned as a means for Apple to maintain strict control over the software running on iOS devices. But in a totalitarian state like China (or perhaps Russia, next), it becomes a source of control for the totalitarian regime.

Non credo succederà — porterebbe parte delle vendite fuori dall’App Store — ma Apple dovrebbe implementare su iOS una soluzione simile a Gatekeeper su macOS.

Andrew Hart, sviluppatore su iOS, ha sperimentato con ARKit e CoreLocation; il risultato è un nuovo modo di spostarsi per la città, guardandola attraverso lo smartphone (se non altro un miglioramento, seppur relativo, del fissare una mappa sul telefono).

Nei suoi due esperimenti, Hart è riuscito a sovrapporre ai luoghi d’interesse il relativo nome, e a portare la classica striscia blu — che normalmente ci guida sulle mappe dentro gli schermi — nel mondo reale (si fa per dire).

Tyler Cowen sottolinea come nel rendere l’iPhone rivoluzionario abbiano giocato un ruolo rilevante anche varie e diverse innovazioni fatte di atomi; dai materiali utilizzati, al touch screen — importanti tanto quanto le app e il software:

The iPhone is behind the scenes a triumph of mining science, with a wide variety of raw materials and about 34 billion kilograms (75 billion pounds) of mined rock as an input to date, as discussed by Brian Merchant in his new and excellent book “The One Device: The Secret History of the iPhone.” A single iPhone has behind it the production of 34 kilos of gold ore, with 20.5 grams (0.72 ounces) of cyanide used to extract the most valuable parts of the gold.

Especially impressive as a material is the smooth touch-screen, and the user’s ability to make things happen by sliding, swiping, zooming and pinching it — the “multitouch” function. That advance relied upon particular materials, as the screen is chemically strengthened, made scrape-resistant and embedded with sensitive sensors. Multitouch wasn’t new, but Apple understood how to build it into a highly useful product.

Apple rivela come sarà lo store di Piazza Liberty, il primo in centro Milano

Anfiteatro Piazza Liberty

Apple ha rivelato dei dettagli sul prossimo Apple Store che aprirà a Milano, il primo in centro città. Ha anche pubblicato dei rendering di piazza Liberty col negozio: wow.

Il negozio sarà invisibile, nascosto sotto l’anfiteatro esterno. Ci si arriva scendendo tra due alte pareti d’acqua, create dalla fontana della piazza.

In Cina, solamente il 50% degli utenti iPhone che hanno cambiato il loro smartphone nel corso del 2016 lo hanno rimpiazzato con un altro iPhone. La percentuale è alta rispetto alla concorrenza, ma bassa se paragonata al tasso di ritenzione vicino all’80% che Apple ha nel resto del mondo.

La ragione? WeChat. Per capire perché, bisogna capire il modello di business di Apple. Come scrive Ben Thompson, la forza di Apple sta nella vendita di hardware differenziato dal software: il monopolio che Apple ha su Mac OS e iOS è centrale per capire il successo di Apple, fuori dalla Cina. Se dovete cambiare smartphone e vi piace iOS, l’unica vostra opzione è un altro iPhone. E grazie all’effetto lock-in dovuto ad iCloud e alle integrazioni di iOS con il resto dell’ecosistema Apple, col tempo cambiare piattaforma diventa uno sforzo sempre più consistente.

Nulla di tutto questo esiste in Cina — perché in Cina è quasi indifferente che l’OS dello smartphone sia iOS o Android e questo perché l’OS è, di fatto, WeChat. WeChat è centrale alla vita giornaliera di quasi 900 milioni di cinesi — WeChat viene utilizzato per leggere le notizie, per chiamare taxi, per pagare il pranzo, per accedere al proprio conto, per trasferire soldi ad amici, per prenotare un appuntamento dal dottore, per accedere a risorse governative e per accedere ai servizi della propria città. Tutti questi servizi sono integrati direttamente in WeChat.

Un articolo del 2015 del gruppo di investimento Andreessen Horowitz spiega WeChat piuttosto bene: WeChat contiene di fatto una miriade di applicazioni. Installare un’applicazione su WeChat — che è, alla base, un’applicazione di messaggistica — significa aggiungere un account ufficiale ai propri contatti. WeChat ha costruito l’infrastruttura (di pagamenti, localizzazione, messaggistica, etc.) che permette poi agli account ufficiali di accedere ai dati dell’utente senza dover ogni volta ri-autenticare o registrare l’utente. Mentre dalle nostre parti la tendenza è nello sviluppo di applicazioni mono-funzione, focalizzate sullo svolgimento di un singolo compito, in Cina WeChat ricopre tutto — non esiste un equivalente nostro, neppure Facebook si espande fino a questi livelli.

In Cina Apple è, in sostanza, l’ennesimo produttore di smartphone. Che l’iPhone abbia iOS poco importa, e quindi poco differenzia i suoi device da quelli Android. La tesi di Ben Thompson è che l’hardware sia, di conseguenza, l’unica ragione per cui comprare un iPhone in Cina.

Rands in Repose:

In the history of keyboards, I have never been as inept as I’ve been with the Touch Bar keyboard. I’ve been finishing this piece for the last hour and I’ve been keeping track of the number of times I’ve accidentally hit a Touch Bar button, and that number is nine. The total number for this article is likely 5x the number.

Stoo Sepp:

From a cognitive perspective, the Touch Bar by its very design adds a cognitive burden on the user. Regardless of how ‘delighted’ users might be, or how it may speed up workflows, when it comes to our brain, looking away from what we’re focusing on even if it’s to something related, leads to a loss of information, making it harder to integrate and process that information.

A circa quattro mesi dall’acquisto del nuovo MacBook Pro con Touch Bar, il mio uso di quest’ultima — sia in termini di quantità che di tipologia d’uso — si è ridotto al punto da non giustificarne l’esistenza. Utilizzo sempre i soliti tasti (volume, luminosità dello schermo, blocco del computer e tasto per mostrare la scrivania), con poche eccezioni (con Sketch a volte, raramente, torna utile).

Essendo dinamica e fornendo zero feedback al tocco, è semplicemente impossibile memorizzare la posizione dei tasti — e rendersi conto di quando per errore se ne è premuto uno (haptic feedback potrebbe, in parte, migliorare la situazione). In altre parole, per usarla bisogna guardarla, ovvero togliere gli occhi dallo schermo e quello che si sta facendo e focalizzarsi sulla tastiera.

Uno sviluppatore ha creato un emulatore per portare i vecchi videogiochi del Game Boy su Apple Watch (ci si muove fra swipe e digital crown).

David Pogue:

A few years ago, backstage at a conference, I spotted a blind woman using her phone. The phone was speaking everything her finger touched on the screen, allowing her to tear through her apps. My jaw hit the floor. After years of practice, she had cranked the voice’s speed so high, I couldn’t understand a word it was saying.

And here’s the kicker: She could do all of this with the screen turned off. Her phone’s battery lasted forever.

Secondo un articolo del Wall Street Journal i prossimi iPhone abbandoneranno la porta proprietaria Lightning a favore di una porta standard USB-C.

Gruber non ne è convinto — e ha persuaso anche me che non succederà:

If Apple had any plans to switch from Lightning to USB-C, why wouldn’t they have switched last year with the iPhone 7, when they started making tens of millions of pairs of Lightning ear buds? Why did they put a Lightning port on the AirPods case? My expectation has been that iPhones will neverswitch to USB-C — that Apple would stick with Lightning until they can do away with external ports entirely.