Read-Only Memory publishes high-quality books that document videogame history.

Oona Räisänen:

If you ever connected to the Internet before the 2000s, you probably remember that it made a peculiar sound. But despite becoming so familiar, it remained a mystery for most of us. What do these sounds mean? […]

The first thing we hear in this example is a dial tone, the same tone you would hear when picking up your landline phone. The modem now knows it’s connected to a phone line and can dial a number. The number is signaled to the network using Dual-Tone Multi-Frequency signaling, or DTMF, the same sounds a telephone makes when dialing a number.

The remote modem answers with a distinct tone that our calling modem can recognize. They then exchange short bursts of binary data to assess what kind of protocol is appropriate. This is called a V.8 bis transaction.

A great gallery by Larry Luckham, who captured the daily life at the Bell Labs datacenter he used to work for in the late 60s.

What’s immediately noticeable is the number of women who used to work at the place. As a recent New York Times article explains, gender balance in tech used to be much better than it is today:

Employers simply looked for candidates who were logical, good at math and meticulous. And in this respect, gender stereotypes worked in women’s favor: Some executives argued that women’s traditional expertise at painstaking activities like knitting and weaving manifested precisely this mind-set. (The 1968 book “Your Career in Computers” stated that people who like “cooking from a cookbook” make good programmers.)

Things changed for the worse when programming started to be perceived as a noble activity (back then, developing the software had a lower status over building the hardware) and when personal computers entered everyday life (parents encouraged boys to play with them, less so girls).

(via @kottke)

Jeremy Keith:

Nine people came together at CERN for five days and made something amazing. I still can’t quite believe it.

Coming into this, I thought it was hugely ambitious to try to not only recreate the experience of using the first ever web browser (called WorldWideWeb, later Nexus), but to also try to document the historical context of the time.

The documentation itself is well worth a read:

Today it’s hard to imagine that web browsers might also be used to create web pages. It turned out that people were quite happy to write HTML by hand—something that Tim Berners-Lee and colleagues never expected. They thought that some kind of user interface would be needed for making web pages and links. That’s what the WorldWideWeb browser provided. You could open a document in one window and “mark” it. Then, in a document in another window, you could create a link to the marked page.

You’ll notice as you use the WorldWideWeb browser that you need to double-click links to open them. That’s because a single click was used for editing.

One More Thing…Timeline

One More Thing. Quante volte abbiano sentito questa frase? Molte, quasi almeno una volta ad ogni Keynote tenuto da Steve Jobs. E sappiamo bene cosa significhi. Sappiamo che Steve la fa sempre precedere alla rivelazione di qualche prodotto inaspettato. Ma sappiamo con precisione in quali keynote è stata detta? Prima dell’annuncio di quali prodotti? In che anni e in quali occasioni?

Forse per ora no, ma grazie alla History of Just one more Thing, lo sapremo presto. History of Just one more Thing è una bellissima timeline che riporta al suo interno le date di tutte le volte che è uscita dalla bocca di Steve la celebre frase di cui si è parlato prima, una timeline che raccoglie al suo interno tutti i prodotti la cui introduzione è stata segnata da questo motto; a partire dall’iMac del 1998 fino ad arrivare ai giorni nostri.

Ogni data è curata nei minimi dettagli: oltre alle informazioni principali e generali vi è anche la possiblità di vedere un video relativo, che permetterà di integrare ciò che già si conosce.

Vi consiglio di visitarla e perderci alcuni minuti. Un breve ripasso di storia è utile, anche per prepararsi bene all’imminente keynote.

[Via Cult of Mac]

La storia di Apple in TV

Tre giorni fa, ovvero il 17 Marzo, i fondatori di All About Apple, il maggiore museo Apple di tutto il mondo, con sede a Quiliano (provincia di Savona), sono stati invitati negli studi di una televisione genovese per partecipare al programma 5 in uno.

E’ nato dunque un servizio della durata di 30 minuti circa nel quale si ripercorrono le fasi che sono occorse per la creazione di un museo di questo genere e le tappe principali della storia di Apple, portando esempi e oggetti reali, presi in prestito dal museo.

Un bel servizio che merita di essere visto. Soprattutto e in particolar modo perchè sono rari i casi in cui, in televisione, si ha l’opportunità di sentire parlare per così tanto tempo della mela. Fortuna chei fondatori del museo ne abbiano caricata una copia in rete, della trasmissione, in modo da consentircene la visione.

[Via setteB.IT]

Incomplete Apple Products Design Timeline

Claudio Ronca mi ha segnalato un progetto che sta portando avanti da un po’ di tempo: la creazione di una Timeline che organizzi tutti i prodotti Apple in base al design, a coloro che li hanno disegnati, studiati dal punto di vista estetico. La timeline si presenta dunque con all’interno la maggior parte dei prodotti dell’azienda degli ultimi 30 anni suddivisi in base ai loro creatori:

  • Jonathan Ive (il più recente)
  • Robert Brunner (creatore dei primi PowerBook)
  • Harmut Esslinger
  • Jerry Manock

La timeline, soprannominata Incomplete Apple Products Design Timeline per il fatto che non è ancora stata finita ma è tutt’ora in fase di creazione, può essere vista per intero dal suo sito web del suo creatore.

Apple Evolution


[Via Digg]