Le AirPods, senza cavi e senza bottoni

Oltre a non avere cavi le AirPods non hanno alcun bottone. Non hanno un bottone per il pairing con il device, dato che grazie al chip W1 dovrebbero essere in grado di auto-abbinarsi al dispositivo del momento [1. C’è un bottone ma sul case: quel bottone permette di abbinarle a altri dispositivi non Apple, perdendo però i vantaggi dati dal chip W1]. Non hanno un bottone per spegnerle o accenderle; ma si accendono se portate alle orecchie o spengono se rimosse. Non hanno un bottone per metterle in pausa; ma interrompono automaticamente la riproduzione di un brano se una qualsiasi viene rimossa dall’orecchio. Di fatto, non hanno comandi audio di alcun tipo, né per controllare il volume, né per saltare un brano.

L’unica cosa che si può fare sono due tap, su una qualsiasi delle cuffie: rispondono a una chiamata o invocano Siri.

Quindi “alza il volume” o “abbassa il volume”, invece di un bottone. Una cosa che proprio non mi vedo usare: aggiusto l’audio delle cuffie in continuazione, in maniera quasi ossessiva, a seconda del brano o di ciò che sto guardando. Mi rendo anche conto che di frequente aggiusto il volume dell’audio dall’iPhone o dall’Apple Watch, più che dalle cuffie, quindi spero facciano leva su questo uso più che sui comandi vocali.

Uber ha acquistato Otto, un’azienda che si occupa di camion che si guidano da soli, fondata da Anthony Levandowski, una delle prime persone a lavorare alla macchina che si guida da sola di Google.

Da un’intervista di alcuni mesi fa, a Anthony:

Trucks are unsexy, and that’s why we’re doing it. It is old technology, and a huge market with a lot of deep issues around cost. But first and foremost, there’s a big societal component. Trucks cover 5.6% of all highway miles but cause 9.5% of all fatalities, and about half of truckers are away from home 200 nights a year, sleeping in parking lots and rest areas.

Because of federal regulations, a truck can only drive 11 hours a day today with a single driver. After 10 hours, the accident rate goes exponentially higher. If we can make it drive safely 24/7, more than doubling its capacity and utilization, that’s a very strong financial argument.

I camion che si guidano da soli, per il trasporto merci, sono più prossimi rispetto alla macchina che si guida da sola. Come vantaggio, hanno che devono spostarsi soprattutto in strade larghe e prive dei pedoni e degli ostacoli di cui le città sono pieni — più facili da mappare, quindi, e con meno variabili.

Sulle cuffie bluetooth

Alcuni mesi fa sono passato a delle cuffie bluetooth, perché:

  • Ho cambiato le ultime tre paia di cuffie per colpa del cavo. Tolto il cavo, erano perfettamente funzionanti.
  • Sono semplicemente più comode — non solo in palestra o mentre si corre, ma anche solo mentre si cammina o si sta statici davanti al computer. E i cavi sono sempre fastidiosi: meno ce ne sono da snodare meglio è.
  • Non sono un audiofilo; la qualità dell’audio mi sembra — per le necessità che ho io — sufficiente. A dire il vero, non ho notato un cambiamento.

Ma non è tutto così bello come potrebbe sembrare, ci sono aspetti che rimpiango delle cuffie con cavo:

  • La facilità di connessione. Per passare dal Mac all’iPhone (o viceversa) devo tenere premuto un bottone sul lato sinistro della cuffia per alcuni secondi, per poi abbinarle manualmente al device desiderato. A volte il device non le trova, e si perdono minuti per un’azione che richiede istanti con le cuffie con cavo.
  • L’assenza di una batteria. Mi è successo di dimenticare di controllare lo stato della batteria, e ritrovarmi così senza cuffie. Le cuffie bluetooth sono un’altra cosa che bisogna ricordarsi di ricaricare [1. Le apprezzerei molto di più se si ricaricassero wireless].

Pare che il prossimo iPhone non avrà il connettore jack, richiedendo così o delle cuffie bluetooth o dotate di un’uscita speciale, lightning (un’opzione che mi pare molto inelegante: manterrebbero il cavo e sarebbero incompatibili con il Mac, se non con adattatore). Ovviamente Apple avrà considerato i problemi da me sopra elencati (più molti altri), e confido abbiano trovato una soluzione — soprattutto nel rendere più immediato e facile abbinare delle cuffie bluetooth ad iOS, e spostarsi da un device all’altro.

Per quanto riguarda la motivazione dietro la rimozione del connettore jack — Jason Snell ha provato a trovarne alcune, ma nessuna al momento, né individuata da lui, né da altri, sembra sufficientemente valida:

It’s a very old standard, so it’s time to kill it. What is this, “Logan’s Run”? The age of something isn’t reason enough to kill it. A lot of aging standards are way past their sell-by date, and they deserve to be eliminated or replaced. But others stand the test of time and aren’t replaced because there’s no benefit in replacing them. The headphone jack seems to fall in the latter category.

Eventually the pain of transition will go away. That’s the great thing about transitions—they tend to end. This, too, shall pass. The problem is, the headphone jack doesn’t seem to be going away from any other part of the world. If Apple makes this change, people who have to connect to those other devices will probably not be making a transition—they’ll just be carrying an adapter with them for the foreseeable future.

Or to put it another way, Apple sells a Lightning to VGA adapter and a USB-C to VGA adapter. VGA! Still out there! Can’t be killed! I don’t miss the VGA port on my Mac, but anytime a worldwide connection standard is eliminated without a new standard coming right behind to replace it, you’re left carrying an adapter in your pocket forever.

E se le cancellate dall’iPhone svaniscono anche dall’Apple Watch. Un saluto da parte mia a: Stocks, Compass, Podcasts, Tips, Weather e Calculator.

💃

Secondo quanto riportato da The Information, Apple aprirà Siri agli sviluppatori al prossimo WWDC, rilasciando una SDK e API affinché gli sviluppatori possano rendere il contenuto delle proprie app accessibile tramite Siri:

Apple is upping its game in the field of intelligent assistants. After years of internal debate and discussion about how to do so, the company is preparing to open up Siri to apps made by others. And it is working on an Amazon Echo-like device with a speaker and microphone that people can use to turn on music, get news headlines or set a timer.

Apple potrebbe anche rilasciare un device simile all’Echo di Amazon.

Interessante, anche, questo articolo su come funziona Viv — l’assistente virtuale sviluppato dai creatori di Siri. Pare dovrebbe facilitare molto la vita agli sviluppatori, impedendo la creazione di tanti “silos” e comandi specifici a un’app:

Viv uses a patented [1] exponential self learning system as opposed to the linear programed systems currently used by systems like Siri, Echo and Cortana. What this means is that the technology in use by Viv is orders of magnitude more powerful because Viv’s operational software requires just a few lines of seed code to establish the domain [2], ontology [3] and taxonomy [4] to operate on a word or phrase.

In the old paradigm each task or skill in Siri, Echo and Cortana needed to be hard coded by the developer and siloed in to itself, with little connection to the entire custom lexicon of domains custom programmed. This means that these systems are limited to how fast and how large they can scale. Ultimately each silo can contact though related ontologies and taxonomies but it is highly inefficient. At some point the lexicon of words and phrases will become a very large task to maintain and update. Viv solves this rather large problem with simplicity for both the system and the developer.

iMessageAnalyzer: un’utility per analizzare i propri messaggi di iMessage

È gratuita, e si scarica da GitHub. Potete realizzare grafici con la frequenza dei messaggi scambiati con una persona, paragonandoli per esempio all’interità dei messaggi scambiati in un giorno o semplicemente visualizzando com’è variata quantitativamente l’intensità di una conversazione/relazione nel tempo.

Non so a che possa in realtà servire, se non agli ossessionati fra noi del quantified self (alzo la mano).

Horace Dediu riflette sui 40 anni di Apple (Apple venne fondata il 1 Aprile del 1976):

In Apple’s first 40 years it shipped 1,591,092,250 computers.

This shipment total is higher than any other computer company in its first 40 years. Actually there are no PC makers that are 40 years old. One computer maker (IBM) is older but they only sold PCs for 24 years and what they still sell they don’t sell in high numbers.

That does not make it the top seller in a given year. Looking at only the Mac, Apple’s traditional form factor personal computer, Apple has only returned to the top 5 last year. Only if including the iPad it was the top computer vendor in 2011 and including iPhone, it was first in 2009.

Andrew Ambrosino ha delle buone idee su come dovrebbe essere il prossimo OS X (o macOS, data la nomenclatura recente: watchOS, tvOS), che ha raccolto su Medium. Il primo OS X risale al 2001, circa 15 anni fa. È evoluto molto negli anni — sia in termini di design che funzionalità — finendo con l’includere App Store, Continuity, e altre funzionalità perlopiù prese da iOS, ma non ha cambiato il modo in cui pensa e funziona: l’organizzazione delle cose (file system al centro di tutto) è rimasta la stessa:

We produce far too much content and our work is too often collaborative to rely on a manual model that was designed many, many years ago.

Last year I had the privilege of working at Upthere (if you haven’t seen what they’re doing, go take a look). Started by Bertrand Serlet and others a few years ago, the goal has been to introduce a brand new stack that forms a cloud filesystem and model for organizing content. The model is simple and the implementation complex– it lacks hierarchy and relies on powerful search and self-organization, along with building in sharing and collaboration into the filesystem itself. It’s about time for macOS to shift to this type of organization.

Un altro punto debole di OS X riportato dall’articolo è l’assenza di molte delle applicazioni sociali di cui facciamo uso sui dispositivi mobili. Perché c’è un app per Instagr.am, Facebook, Gmail, etc. sull’iPhone mentre sul Mac, spesso, dobbiamo ricorrere a un browser — riempiendoci di tab?

MacOS 11 should introduce a common framework for presentation, a brand new model for content, and a common thread for people.

On iOS we’re used to using native apps for just about everything, yet on OS X, much of the same services are only available as web apps. While they don’t suffer from the same performance degradation as the mobile web (or at least the old mobile web), does it really make sense that so many of us keep open 10 tabs for the services we use most? The browser is really a terrible window manager. But of course, developers haven’t wanted to build their apps for yet another platform, so web apps have been simply good enough.

Apple ha dato a Mashable l’opportunità di incontrare Liam, il distruttore di iPhone, da vicino. Liam è dotato di 29 braccia robotiche, ciascuna specializzata nello smantellare una specifica parte dello smartphone:

Liam completes an iPhone disassembly process every 11 seconds, with dozens running through the system at all times. About 350 units are turned around each hour, equivalent to 1.2 million iPhones each year. Apple wouldn’t say when Liam started its work, but emphasized the project is still in the research and development stages.

As of right now, the company puts Liam to work Monday through Friday — it gets the weekend off.

Essendo ottimizzato per uno specifico device, Apple è al momento in grado di sfruttare Liam solo per gli iPhone 6s.

Navigare sul web nel 2016

Da un tweet di @gordypls:

  1. Apri sito
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  3. Chiudi e accetta l’informativa sull’uso dei cookie
  4. Blocca la richiesta di invio notifiche
  5. Blocca la richiesta di geolocalizzazione
  6. Rinuncia

Se avete un ad-blocker installato, c’è anche un altro passo da compiere per quei fantastici siti come Wired (questo è l’unico avviso che potreste, un giorno, trovare su Bicycle Mind).

Farhad Manjoo:

Consider all the technologies we think we want — not just better and more useful phones, but cars that drive themselves, smart assistants you control through voice, or household appliances that you can monitor and manage from afar. Many will have cameras, microphones and sensors gathering more data, and an ever-more-sophisticated mining effort to make sense of it all. Everyday devices will be recording and analyzing your every utterance and action. […]

But if Apple is forced to break its own security to get inside a phone that it had promised users was inviolable, the supposed safety of the always-watching future starts to fall apart. If every device can monitor you, and if they can all be tapped by law enforcement officials under court order, can anyone ever have a truly private conversation? Are we building a world in which there’s no longer any room for keeping secrets?

“This case can’t be a one-time deal,” said Neil Richards, a professor at the Washington University School of Law. “This is about the future.”

Per qualche ragione, il New York Times ha rimosso uno dei passaggi più importanti dalla sua storia sull’FBI e Apple (qui il riassunto di Bicycle Mind): quello riguardo le conseguenze che l’inserimento di una back door avrebbe per altri Paesi fuori dagli Stati Uniti. In particolar modo, scriveva il New York Times, la Cina è particolarmente interessata all’esito di questa vicenda — se si concludesse a favore dell’FBI potrebbe a sua volta avanzare richieste simili.

Il passaggio è questo:

China is watching the dispute closely. Analysts say the Chinese government does take cues from United States when it comes to encryption regulations, and that it would most likely demand that multinational companies provide accommodations similar to those in United States.

Last year, Beijing backed off several proposals that would have mandated that foreign firms providing encryption keys for devices sold in China after heavy pressure from foreign trade groups.

“… a push from American law enforcement agencies to unlock iPhones would embolden Beijing to demand the same.”

(via @Snowden)

La narrativa di Apple non funziona più?

Wall Street giudica le aziende in base alle storie che queste si fabbricano; i profitti valgono ma fino a un certo punto, altrimenti non si spiegherebbe come sia possibile la quotazione di Amazon (che ha profitti bassissimi) o il fatto che AAPL, l’azienda che nell’ultimo trimestre fiscale ha registrato 18,4 miliardi di dollari di profitti (ovvero, il profitto più grande che un’azienda abbia mai registrato in un trimestre), sia in discesa. Nello stesso trimestre Google (Alphabet, okay…), che ha superato ieri Apple in borsa diventato la società con più capitalizzazione di mercato al mondo, ha registrato $17.3 miliardi di dollari.

Secondo Neil Cybart, la storia che Apple racconta agli investitori non funziona più. Apple è sempre stata giudicata per numero di device venduti, ma il numero di device venduti ha (forse, probabilmente) raggiunto un picco: ne hanno venduti così tanti che sarà difficile venderne di più. Apple stessa ha detto che si aspetta un declino delle vendite, per la prima volta in 13 anni. Crescere, però, è anche il parametro più importante secondo Wall Street.

Per questa ragione, Apple deve trovare una narrativa che non sia più basata sul numero di device venduti, ma su un altro valore che rassicuri gli investitori e dimostri che l’azienda sta crescendo. Cybart suggerisce di sfruttare come metrica la “user base”, quell’enorme numero di utenti fedeli che periodicamente, perché soddisfatti della qualità dei prodotti Apple, aggiornano il loro iPhone, iPad o Mac acquistandone un modello nuovo:

Apple disclosed there are one billion devices that have engaged with Apple services over the past 90 days. In addition, management introduced a new services revenue total called Installed Base Related Purchases, which reflects the total amount spent on content and services in the Apple ecosystem, including the revenue remitted to third-party app developers and certain digital content owners. Exhibit 2 highlights management’s first attempt at forming a new Apple narrative that moves beyond hardware unit sales.  […]

Apple’s strength is hardware, and a long-term narrative should include hardware in some respect. Considering that Apple’s mission statement revolves around coming up with new products, hardware is very important. Instead of focusing on hardware unit sales growth, Apple could look at adoption rates within its user base as a metric to monitor. If there is evidence that a new hardware product, such as Apple Watch, is seeing steady adoption within the Apple user base, the takeaway could be that Apple is succeeding with its mission statement. This metric would also go a long way in validating Apple relevancy and user loyalty.

TidBITS:

Google, Microsoft, Facebook, and Twitter. I’ll add Amazon and Samsung. In each case, these companies’ business models don’t put them in nearly the same position as Apple.

Google is fundamentally an advertising company that collects data on its users. That information can’t be encrypted so only the user can see it, since that would prevent Google from accessing it and using it for targeted advertising. Even removing the ad issue, some of Google’s services fundamentally won’t work without Google having access to the underlying data. […]

Apple is nearly unique among technology leaders in that it’s high profile, has revenue lines that don’t rely on compromising privacy, and sells products that are squarely in the crosshairs of the encryption debate. Because of this, Apple comes from a far more defensible position, especially now that the company is dropping its iAd App Network.

Un miliardo di dollari solo per il 2014, riporta Bloomberg:

Google Inc. is paying Apple Inc. a hefty fee to keep its search bar on the iPhone.

Apple received $1 billion from its rival in 2014, according to a transcript of court proceedings from Oracle Corp.’s copyright lawsuit against Google. The search engine giant has an agreement with Apple that gives the iPhone maker a percentage of the revenue Google generates through the Apple device, an attorney for Oracle said at a Jan. 14 hearing in federal court.