pointerDietro i Google Glass

Hayley Tsukayama è stata costretta dal Washington Post a girare per una settimana con i Google Glass:

What I wasn’t prepared for was the attention. I was one of the few sporting Glass in D.C., and that means getting a lot of it.

Anyone who buys Glass should be ready and willing to be on display. Wearing Google Glass in public is like wearing a sandwich board that says “Talk to me!”. […] Here’s a sample of what I heard (or overheard) in the week I spent with Glass from friends and strangers: “Is she wearing Google Glass?” “Is that what I think that is?” “Are you recording, like, right now?” “You look ridiculous.”

Qualsiasi device “nuovo” genera attenzione e stupore. Nei primi mesi il primo iPad mi procurò una schiera di curiosi nelle varie situazioni in cui mi capitò di utilizzarlo in pubblico — mi ricordo a Stoccolma, seduto in un hotel a fare colazione, un signore chiedermi perplesso cosa fosse; o in coda all’imbarco per l’aereo notare degli sguardi interrogativi rivolti al tablet.

Poi, pochi mesi dopo, divenne norma. La speranza è che, al contrario, quest’ultimo passo non si verifichi mai per i Google Glass.